Il saluto della comunità ai due sacerdoti in partenza
Il 16 settembre scorso, entrando in Chiesa qualche minuto prima delle ore 18.00, si percepisce un’atmosfera un po’ diversa dalle celebrazioni a cui siamo abituati. Molti visi familiari: catechisti, baristi, collaboratori parrocchiali, amici, parenti…tutti riuniti attorno alla Mensa per salutare e ringraziare due sacerdoti che per alcuni anni hanno accompagnato la comunità di Cologno – don Davide e don Dario.
Sulle note di Chiamati per nome, il corteo dei celebranti prende posto sull’altare per dare inizio a questa intensa celebrazione. Sono proprio le parole del canto ad aiutarci ad entrare in clima di preghiera e di ringraziamento: il testo ci suggerisce di lasciarsi trasformare dall’amore di Chi ha dato la vita per noi e di riversarlo su tutti, vicini e lontani, un po’ come hanno fatto i nostri due don nel servizio alla comunità di Cologno.
È don Giuseppe, il parroco, a presiedere l’Eucarestia: anche se solo per due anni, ha accompagnato questi suoi confratelli come un padre attento e premuroso, capace di ascolto e consiglio, che mai si sarebbe aspettato di salutare così presto i suoi due validi collaboratori.
Don Davide prende la parola per primo, dopo la proclamazione del Vangelo: un silenzio insolito avvolge la Chiesa, è emozionato il don, gesticola più del solito, la voce trema e a tratti si interrompe per ingoiare qualche lacrima. Nella sua intensa riflessione ripercorre i quattro anni vissuti a Cologno: è stato un periodo travagliato, a volte faticoso ma ricco di gioia e di soddisfazione. Don Davide è consapevole della fatica per il suo nuovo incarico, ma sottolinea con forza come “è una bella sfida che certamente mi cambia la vita, ma nella quale sento di essere in compagnia del Signore e della vostra amicizia e preghiera. Il prete non agisce mai in solitaria, e se lo fa tradisce l’essenza stessa della Chiesa”. Termina il suo discorso con un pensiero speciale ai bambini, ai ragazzi, agli adolescenti e ai giovani: il prendersi cura di loro è stata una ricchezza sia personale che spirituale, difficile da riassumere in poche parole.
Un prolungato e fragoroso applauso sembra manifestare con intensità un grande grazie che la comunità deve a Don Davide per il servizio svolto.
Una scelta attenta e pertinente quella del canto dell’offertorio, in sintonia con le parole che ci hanno donato i due sacerdoti: “Fa’ che impariamo, Signore, da Te, che il più grande è chi più sa servire, chi s’abbassa e chi si sa piegare, perché grande è soltanto l’amore”.
Dopo la Comunione è il turno di don Dario: uno sguardo d’intesa e di incoraggiamento con il sacerdote che ha parlato prima di lui, e poi inizia, con tutta l’assemblea in silenzio. Don Dario ci consegna la parte più intima di sé: non è facile, inganna l’emozione facendo pause di silenzio un po’ più lunghe del solito, e cercando con lo sguardo i volti amici che per sei anni hanno camminato al suo fianco. Tra le prime battute del suo pensiero, una frase delicata, carica di autenticità e sensibilità: “Grazie perché tutto profuma di condivisione. Non so quanto ho dato nel mio ministero qui a Cologno, ma ho la consapevolezza di come mi sono giocato. Ho vissuto il mio ministero nell’incontro e nella relazione, perché solo nell’incontro personale esce la verità di noi e proprio lì ho scoperto che di me usciva la parte più autentica”. Tra i tanti grazie ai preti, alle famiglie, ai Battesimi celebrati, agli ammalati, uno risuona più forte di tutti, come uno dei passaggi più importanti del suo ministero: quello alle persone conosciute che sono già in cielo. Don Dario ricorda il suo amato papà Luigi e alcuni preti che hanno camminato con lui, e sottolinea come questi siano stati anni sicuramente belli ma anche pieni di fatica e di crisi. Termina con un accenno ai discepoli di Emmaus, e con una richiesta ai presenti: “Tenetemi, se vorrete, dentro di voi, e io porterò in me ciascuno di voi”. Anche per lui un intenso applauso quasi a voler confermare le ultime parole dette: “Sì, caro Don Dario, ti porteremo sempre nei nostri cuori”.
È don Giuseppe a raccogliere il saluto della comunità e a formularlo a don Davide e don Dario, attraverso ciò che per lui hanno significato i cambi di parrocchia. Lo fa toccando quattro punti: la fatica che ogni cambiamento porta con sé, il vivere sempre in atteggiamento di gratitudine e di riconoscenza, la memoria che rimane forte nel cuore di Dio, ed infine che ogni cambio prima che alla comunità fa bene ai preti stessi. Il grazie della comunità è rappresentato dal regalo che viene portato a due sacerdoti in partenza: un computer Mac. Le mamme di don Davide e don Dario sono omaggiate di un mazzo di fuori.
La celebrazione è terminata, qualche fedele ha gli occhi lucidi, qualcuno si asciuga il viso perché – si sa – ogni cambiamento porta con sé fatica e qualche lacrima, non solo per i sacerdoti ma anche per la comunità. Non mancano certo, anche da parte nostra, sentimenti di gratitudine per questi due nostri sacerdoti che, in modi differenti, hanno servito il Signore con passione e dedizione, ricordandoci sempre che “si diventa preti per essere una presenza. Si diventa preti per rendere l’invisibile visibile. Come accade sull’altare. Come accade quando si ascolta, senza pretese, senza giudicare. Come quando si stringe una mano per infondere forza. Come quando si tiene in braccio un bambino che piange, o come si accarezza la fronte di uno che muore. Fare il prete non è un mestiere, è un modo inutile di amare. Inutile come ogni amore. Inutile come l’aria”. (don Luigi Maria Epicoco).
Ed ora tutti in oratorio a continuare la festa con un buon rinfresco e a godere dello spettacolo del gruppo musical di Cologno, per dire, ancora una volta, semplicemente e infinitamente grazie cari don Davide e don Dario.
Laura Dossena

