Settimana di esercizi spirituali parrocchiali 2024
Esistono diversi modi per introdursi nel tempo forte di Quaresima. La buona pratica di proporsi degli impegni, con la speranza che nei quaranta giorni che preparano alla Pasqua ci possa essere una maturazione personale significativa, trova spesso concretezza nell’avvio o nell’intensificazione di opere di carità nei confronti degli altri. La famiglia, gli amici, i colleghi, la comunità, i poveri vicini e lontani divengono così lo spazio in cui si collocano le speranze e i frutti dell’esperienza quaresimale. Premessa la bontà di questa impostazione, occorre però affermare che l’iniziativa è di Dio. Altrimenti, pur nella sua giustezza, il nostro impegno potrebbe diventare una sfida con sé stessi e condurci, in caso estremo, a perdere di vista colui che è principio e fine del nostro desiderio: Gesù.
Per questo, alla grandiosità del Crocifisso sul presbiterio che richiama fortemente il nostro sguardo, si è aggiunta, anche quest’anno, l’opportunità degli esercizi spirituali parrocchiali nella prima settimana di Quaresima, dal 19 al 23 febbraio. Nel solco della proposta Lampada ai miei passi è la tua Parola, capace di coinvolgere molti nella lettura di un capitolo al giorno del Nuovo Testamento, la predicazione all’interno delle Celebrazioni Eucaristiche si è concentrata proprio sulla Parola di Dio e sulla sua incisività nel testo biblico come nella vicenda di ciascuno.
Proprio partendo dalla Liturgia della Parola del giorno, in alcune delle celebrazioni del mattino, don Luca Testa, padre spirituale dei teologi del Seminario diocesano, ha sostenuto la profondità di una Parola capace di fondare e far germinare l’esistenza umana.
Nelle S. Messe serali, invece, don Luca Conti, educatore dei ragazzi delle medie e delle superiori del Seminario, ha scelto diverse immagini, una per sera, capaci di cogliere le diverse sfaccettature della Parola, coniugandole con la vicenda di ciascuno, come ad esempio la bussola o la carta d’identità. La buona accoglienza della proposta, sia mattutina che serale, significata dalla presenza alle celebrazioni e da diversi riscontri raccolti, sostiene la consapevolezza che l’aiuto a volgere lo sguardo a Cristo, ad aprire orecchie, mente e cuore alla sua Parola sia una necessità che ci accomuna.
A conclusione della settimana di esercizi, la nostra comunità, insieme a quelle vicine che compongono la Fraternità Presbiterale 1 della CET 11, ha ricevuto la visita dei seminaristi del quarto anno di teologia, tradizionalmente impegnati nella testimonianza vocazionale nelle parrocchie della Diocesi. In particolare, abbiamo accolto Raffaele Previtali, nativo di Palazzago che, dopo il Seminario minore, ha proseguito il cammino nella comunità di teologia ed è ormai prossimo agli anni delle scelte decisive.
Partendo dalla Parola del giorno, Raffaele ha saputo intessere un discorso che, muovendo dal racconto della Trasfigurazione di Gesù, ci ha condotto a riconoscere l’importanza della montagna come luogo d’incontro col Signore. Laddove Gesù si rivela come Dio, scioccando i suoi apostoli, è data a ciascun uomo l’occasione di un’esperienza personale dell’amore di Dio capace di suscitare la risposta alla sua chiamata. Oltre alla predicazione nelle S. Messe, la giornata del Seminario è stata significata dal raduno dei chierichetti delle nostre parrocchie all’oratorio di Arcene.
Il grazie a Raffaele e ai suoi tre compagni di classe, si è allargato ad abbracciare anche Angelo e Patrick, e con loro tutti i seminaristi che a Cologno sono nati e cresciuti o che qui hanno svolto il loro servizio pastorale.
La richiesta di preghiera per le vocazioni presbiterali trova già concretizzazione nella nostra prassi celebrativa ogni giovedì, ma può trovare piena realizzazione solo nella disponibilità di ciascuno a testimoniare ai nostri ragazzi che esiste la possibilità di spendere la propria vita nel ministero ordinato.
Don Lorenzo
“Fa’ di me uno strumento”
Incontro dei chierichetti della Fraternità
Quest’anno, la II Domenica di Quaresima è coincisa, per la nostra Fraternità Presbiterale, con la giornata diocesana del Seminario, con un tempo dedicato anche a noi chierichetti: un incontro ispirato alla figura di San Francesco d’Assisi. Partiti nel primo pomeriggio da piazza Agliardi alla volta dell’oratorio di Arcene, dopo l’accoglienza abbiamo iniziato delle attività sugli avvenimenti accaduti realmente nella vita del Santo patrono d’Italia, cercando di capire perché, nonostante il sogno di essere cavaliere, sia poi divenuto frate. Prima di iniziare, i seminaristi presenti ci hanno proposto e spiegato un video sulla vita di San Francesco. Successivamente ci hanno divisi in due squadre e abbiamo iniziato le attività.
Nella prima, il gatto e il topo, simile al gioco bandierina, occorreva essere veloci, reattivi e astuti; il gioco, infatti, consisteva in una sfida in cui, alla chiamata del numero assegnatoci in precedenza, dovevamo correre per raggiungere il punto dove erano posti due fogli rovesciati. Se sul retro del foglio pescato vi era il gatto, questi avrebbe dovuto inseguire il topo; al contrario, il topo avrebbe dovuto fuggire.
Nella seconda attività, ognuno di noi teneva in mano un tubo: la squadra doveva far passare una pallina dall’inizio fino ad un punto d’arrivo.
Nella terza attività, divisi in due piccole squadre davanti a un tavolo, dovevamo lanciare un bicchiere che, se caduto diritto, sarebbe divenuto pezzo di una torre che man mano si costituiva, richiamando alla nostra memoria l’episodio in cui Dio disse a Francesco: “Va’ ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina”.
Nell’ultima attività, dopo aver associato delle determinate mosse ai nomi di alcune bibite, quando il seminarista pronunciava il nome della bibita, dovevamo mettere in atto la mossa corretta, esercitando memoria e dinamicità. Quest’ultimo gioco ci riportava al gesto della lavanda dei piedi che San Francesco fece ai suoi amici frati, la cui rappresentazione artistica ha contraddistinto l’immagine scelta dai seminaristi del quarto anno di teologia per la loro testimonianza nelle parrocchie della Diocesi.
Al superamento di ogni attività ci veniva consegnato un pezzo di stoffa, con la parte di una frase. Nel momento finale, i chierichetti hanno unito i diversi pezzi, formando la frase: “Fa di me uno strumento”. Il pomeriggio, insieme ai chierichetti degli altri paesi e ai seminaristi, è proseguito con la visione di un video del nostro vescovo Francesco, un momento di preghiera, la merenda e il gioco libero.
La gioia con cui abbiamo vissuto l’incontro ha sostenuto sia i momenti di gioco che quelli di preghiera e riflessione, suscitando in noi la gratitudine nei confronti dei seminaristi e di coloro che sempre si prendono cura di noi.
Gabriele Cavalleri
