Le celebrazioni della Settimana Santa 2024
Le celebrazioni della Settimana Santa, in particolare quelle del Triduo Pasquale, sono il centro dell’anno liturgico. Esse ci fanno rivivere il cuore della nostra fede: la morte di croce, la sepoltura e la risurrezione del Signore Gesù. Questo il cristiano lo sa bene e di conseguenza cerca di viverle al meglio, con fede e devozione. Facciamo una sintetica carrellata dei giorni Santi e delle relative celebrazioni vissute nella nostra comunità.
Giovedì Santo
Abbiamo celebrato la S. Messa ricordando l’ultima cena del Signore e compiuto il particolare gesto della lavanda dei piedi, sia nella celebrazione del pomeriggio gremita di ragazzi, sia in quella serale cui è seguita l’adorazione nella notte. Il parroco ha lavato i piedi a dodici persone adulte, rappresentanti del Consiglio Pastorale e Affari Economici, del Consiglio Comunale, della scuola dell’infanzia parrocchiale, della scuola elementare statale, dell’oratorio e dell’RSA Vaglietti, alle quali don Giuseppe ha voluto aggiungere i due curati della parrocchia, don Mario e don Lorenzo. Gesto significativo che, come Gesù verso i discepoli, ha manifestato l’umile servizio del pastore verso la sua comunità. A tutti è stato consegnato un panno con la scritta che era stata proposta nell’omelia: “L’olio e il pane, il vino e il sale siano a lezione e consolazione”.
Venerdì Santo
In questo giorno, nel quale non è prevista la S. Messa, c’è una speciale celebrazione, unica nel suo genere, nella quale il popolo di Dio rivive la Passione e Morte del Signore. Essa prevede tre momenti:
la Liturgia della Parola e la preghiera universale,
l’adorazione della croce,
la S. Comunione.
Nella nostra parrocchia si è svolta alle ore 15.00, con grande partecipazione di fedeli.
Altro momento speciale per tutta la comunità è stata la Via Crucis della sera dal tema Sulla strada…. Purtroppo, a causa del brutto tempo, non si è camminato sulla strada attraverso le vie del paese, ma ci si è fermati in chiesa, e qui si è pregato e meditato attraverso la rappresentazione scenica di sette stazioni della Via Crucis, lasciandoci guidare da alcuni personaggi: Pilato e Barabba, Maria, Erode e Simone di Cirene, Veronica, Caifa e Anna, una donna di Gerusalemme, Maria di Magdala e Gesù in croce. I vari gruppi e associazioni hanno messo tanto impegno nel preparare la stazione loro assegnata e il risultato è stato raggiunto: tutti i presenti, meravigliati ed emozionati, hanno sicuramente rafforzato la propria fede.
Momento toccante di questa particolare preghiera del venerdì santo è stata la lettura di tre testimonianze scritte da donne che, purtroppo, sulla strada sono state costrette a stare per diventare oggetto di sfruttamento sessuale, donne ridotte a vere e proprie schiave.
Di seguito riportiamo il racconto di una di queste ragazze.
Il mio nome è Alina, vengo dalla Romania. Ho solo 17 anni e vengo da una famiglia povera. Non ho avuto possibilità di studiare e quindi mi sono data da fare per trovare un lavoro. Mi hanno assunto come cucitrice in una fabbrica di proprietà dei tedeschi. Guadagnavo € 60,00 al mese e per chi viveva in Romania era già qualcosa. Un giorno un giovane rumeno mi ha proposto di partire per l’Italia. A Milano avrei potuto lavorare per una stagione in un Hotel e guadagnare € 800,00 al mese. Figuriamoci, in me si è presentato come un sogno, una grande opportunità…e ho deciso di partire. Ho salutato la mia famiglia ma ho visto la mia mamma piangere mentre salivo nella macchina di quel giovane che si rivelerà poi come il mio primo sfruttatore. Arrivati a Milano, sono stata portata in un appartamento e venduta a un albanese. Sì, venduta per € 2.000,00. In quel momento ho cominciato a capire di essere stata ingannata e finita in una prigione. Infatti l’albanese mi ha subito riempito di parole pesanti: dovevo stare zitta, non porre domande, rimanere chiusa in quell’appartamento. Quella stessa sera lui mi ha portato in un posto dove avrei dovuto cominciare a prostituirmi per dargli parecchi soldi. Da quella sera e poi per ogni sera, lui mi caricava nel baule della macchina e mi portava da Milano su una strada tra Urgnano e Cologno e lì mi controllava mentre io dovevo prostituirmi. Quasi all’alba poi mi ricaricava nel baule e mi riportava a Milano chiusa e sola in quell’appartamento. Lì continuavo a piangere…disperata…in preda allo sconforto. Fortunatamente una sera una unità di strada di un’associazione, che mi aveva avvicinato già alcune volte, si è fermata da me e subito ho avuto il coraggio di chiedere aiuto. Mi hanno portato via in una casa protetta. Ora sono più tranquilla. Il mio desiderio è di tornare in Romania, riabbracciare la mia famiglia e fare una mia famiglia con il fidanzato che avevo quando ero là. L’unica paura che ho nel cuore e che se tornerò in Romania e il mio fidanzato verrà a sapere di questa storia magari mi picchierà, mi lascerà…
Alla Via Crucis era presente anche don Gian Paolo Carrara, fondatore e responsabile della Fondazione GEDAMA Onlus, un’associazione impegnata a portare aiuto alle donne che si trovano in questa realtà di sfruttamento e sofferenza, cercando di ridonare loro libertà e dignità.
Sorta l’11 luglio 2006, in memoria della famiglia Carrara Giuseppe e Elisabetta, e di alcuni parenti attenti ai valori della carità cristiana e della fratellanza, la Fondazione GEDAMA Onlus, ha come scopo di testimoniare l’amore di Cristo verso i bisognosi e gli emarginati di nuove forme di povertà, con modalità di presenza e di azione adeguate alle esigenze del nostro tempo e senza finalità lucrative.
Il Significato del nome GEDAMA, oltre a contenere le iniziali delle persone della famiglia Carrara Giuseppe ed Elisabetta e di alcuni parenti che hanno reso possibile la costituzione della Fondazione, ha pure un significato simbolico che sintetizza l’identità e lo scopo della Fondazione stessa. Ghe in greco significa terra; damà in ebraico significa terra, suolo. L’impegno e lo stile della Fondazione vuole essere infatti quello di mettersi a terra, al livello di coloro che nella vita si sono ritrovati a terra…e contemporaneamente, da terra, essere compagni di viaggio, per ripartire verso una ulteriore rinascita, verso la meta comune.
Prima di concludere la Via Crucis con la benedizione, don Gian Paolo ha raccontato la sua esperienza e attività in merito a questa realtà di schiavitù cui sono sottoposte queste nostre sorelle. Non c’è bisogno di precisare che la riflessione ha toccato il cuore di tutti.
Sabato Santo
È il giorno del Grande Silenzio: Gesù è sepolto. Si è dedicato tempo al Sacramento della Riconciliazione, così come era già stato fatto nei primi giorni della Settimana Santa. Non dimentichiamo che fare Pasqua significa anche accostarsi ai Sacramenti della Confessione e della S. Comunione.
Alle ore 11.00 la chiesa si è riempita di bambini e famiglie per la tradizionale benedizione delle uova, alla luce del terzo significato di nof of nof (nove uova nuove): l’uovo è intero. Nell’uovo infatti c’è tutto per una vita.
Alle 21.00 è iniziata la solenne Veglia pasquale, madre di tutte le veglie e cuore del Triduo Pasquale. È la celebrazione più importante di tutto l’anno e si svolge in quattro momenti:
la benedizione del fuoco e l’accensione del cero sul sagrato della chiesa,
la prolungata Liturgia della Parola,
la benedizione dell’acqua, il rinnovo delle promesse battesimali e l’aspersione del popolo,
la Liturgia Eucaristica e la S. Comunione.
Nella Veglia Pasquale si celebra la risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo e, cantando nuovamente l’Alleluia, si esplode nella gioia per la vittoria di Cristo sulla morte e sul peccato. Suggestiva e partecipata nei diversi passaggi, mentre si diffondeva il profumo di cera d’api del nuovo cero pasquale e delle candele accese dall’assemblea.
Domenica di Pasqua
Nelle S. Messe, al solito orario festivo, abbiamo celebrato con esultanza il Cristo Risorto che appare ai suoi discepoli, cioè a noi, portando il dono pasquale della pace.
Don Mario





