La lettura quotidiana dei libri storici (prima parte)
È il terzo anno che, a partire dalla Domenica della Parola di Dio – la cui quinta edizione, dal titolo “La Parola di Cristo abiti in voi” (Col 3,16),è stata celebrata il 25 gennaio 2026 – alla nostra comunità viene proposta la lettura continua della Bibbia, un capitolo al giorno.
L’iniziativa sembra riscuotere particolare interesse e, nonostante qualche comprensibile fatica alla fedeltà quotidiana, tante persone portano avanti questo lodevole impegno. La lettura può essere fatta personalmente, in famiglia, o a livello comunitario: dal lunedì al sabato, alle ore 8.30, in chiesa parrocchiale, al centro della quale è stato ricollocato il leggio con la Parola.
Il primo anno abbiamo letto tutto il Nuovo Testamento; l’anno scorso i primi cinque libri dell’Antico Testamento (Pentateuco); quest’anno è la volta della prima parte dei libri storici (rimandiamo all’anno prossimo la seconda parte). Pertanto, dal 25 gennaio all’11 luglio, leggeremo i seguenti libri della Bibbia: Giosuè, Giudici, Rut, 1-2 Samuele,1-2 Re. Di seguito ne diamo una breve introduzione.
Nella Bibbia, dopo il Pentateuco e prima dei libri sapienziali, si trovano alcuni scritti che riguardano, in vario modo, la storia del popolo d’Israele. Essi sono: Giosuè, Giudici, Rut, 1-2 Samuele, 1-2 Re, 1-2 Cronache, Esdra, Neemia, Tobia, Giuditta, Ester, 1-2 Maccabei. Sono libri molto diversi quanto a origine e genere letterario e hanno, nelle varie edizioni della Bibbia, differenti collocazioni.
L’arco cronologico della storia d’Israele abbracciato dall’insieme di questi libri va dall’insediamento in Canaan (XIII sec. a.C.), con il libro di Giosuè, fino alla rivolta maccabaica e al governo della dinastia asmonea (con Giovanni Ircano I, nel 134 a.C.), con il primo libro dei Maccabei.
Si è soliti definire storici questi libri, ma per alcuni di essi la qualifica di storici è molto inadeguata. Per esempio, per quanto riguarda il libro di Rut, il suo genere letterario si avvicina piuttosto alla novella, alla finzione narrativa che proietta al tempo dei giudici problematiche sociali e prospettive teologiche che si collocano meglio nell’epoca di Esdra e Neemia (come il problema dei matrimoni misti). I libri di Tobia, Giuditta ed Ester, a volte considerati – assieme a 1-2 Maccabei – libri didattici, intrattengono un rapporto piuttosto vago con la storiografia e si avvicinano maggiormente al genere romanzesco, alla narrazione fittizia con scopo edificante.
La ricerca moderna si è soffermata soprattutto attorno a due gruppi di libri storici: il primo è costituito da Giosuè, Giudici, Samuele e Re; l’altro da Cronache, Esdra e Neemia. Per quanto riguarda il primo, è abbastanza comune oggi, fra gli studiosi dell’Antico Testamento, parlare di Deuteronomista, o di opera deuteronomistica. Deuteronomista è il nome che viene dato ad un autore o, meglio, a una serie di autori, che avrebbero dato origine non soltanto al libro del Deuteronomio, ma anche all’insieme dei libri che lo seguono: Giosuè, Giudici, Samuele e Re (da notare che Samuele eRe nacquero come opere unitarie: la suddivisione in due parti iniziò con la versione greca della Bibbia detta dei 70).
Fu lo studioso tedesco Martin Noth, nel 1943, a formulare l’ipotesi che l’insieme di questi libri (da Giosuè a 2 Re) formasse in origine un complesso organico saldamente unito. Preceduto dal Deuteronomio (vera introduzione programmatica all’intera opera), esso narrava la storia d’Israele dal Sinai fino all’esilio. Secondo Noth, un unico autore, appunto il Deuteronomista, avrebbe redatto quest’opera utilizzando materiali preesistenti e autonomi, ma guidato da un proprio progetto letterario e teologico, che emerge soprattutto nei brani deuteronomistici che devono essere attribuiti a lui. Scopo fondamentale dell’opera, per Noth, era quello di trovare una risposta ai tristi eventi della fine del regno di Giuda, con la conquista di Gerusalemme, e l’esilio babilonese: essi sarebbero il segno del castigo di Dio, che ha così punito i reiterati peccati e le ripetute infedeltà del popolo e dei suoi sovrani.
Negli anni successivi al 1943, questa tesi ha subito numerose rivisitazioni e correzioni, e anche critiche radicali. Tuttavia, l’idea di un’opera storica deuteronomistica è seguita oggi dalla maggioranza degli studiosi, i quali vi distinguono anche due o più fasi redazionali in epoche diverse. Ma in ogni caso, come si presenta attualmente, essa mostra un’evidente unità, oltre che per la trama del racconto, anche per altri elementi e, soprattutto, per un suo particolare stile letterario.
Ciò che accomuna questo vasto complesso di libri, daGiosuè a 2 Maccabei, non è tanto il fatto che essi raccontino vicende riguardanti in vario modo la storia d’Israele, quanto piuttosto la prospettiva religiosa unitaria che sta alla base della narrazione: Dio è presente nella storia e stabilisce con il suo popolo una relazione di alleanza. Ogni libro testimonia le enormi difficoltà che Israele, piccolo popolo che viveva in mezzo a nazioni idolatriche, e spesso dominato da esse, ha dovuto affrontare per mantenersi fedele a questa alleanza. Sta qui, in definitiva, la ragione per cui brani così distanti tra loro per contesto storico e letterario, come ad esempio i cantici di Debora e di Giuditta (Gdc 5,2-31; Gdt 16,1-17), possano essere letti come segno di vittoria e di assistenza divina in ogni tempo, e alimentino pertanto anche le speranze di un futuro migliore.
Di seguito, presentiamo i libri che leggeremo fino all’uscita del prossimo numero del bollettino La Porta, con i relativi approfondimenti :
