Il Cammino di Quaresima 2026

16 Febbraio 2026 | blog

La Quaresima è tempo propizio per imparare a sostare con Maria e Giovanni, il discepolo prediletto, accanto a Colui che sulla croce consuma per l’intera umanità il sacrificio della sua vita. Con più viva partecipazione, volgiamo pertanto il nostro sguardo, in questa Quaresima, a Cristo crocifisso che, morendo sul Calvario, ci ha rivelato pienamente l’amore di Dio.
Alcuni passaggi del messaggio di papa Benedetto XVI per la Quaresima 2007 orientano il cammino.
La Croce rivela la pienezza dell’amore di Dio
È nel mistero della croce che si rivela appieno la potenza incontenibile della misericordia del Padre celeste. Per riconquistare l’amore della sua creatura, Egli ha accettato di pagare un prezzo altissimo: il sangue del suo unigenito Figlio. La morte, che per il primo Adamo era segno estremo di solitudine e di impotenza, si è così trasformata nel supremo atto d’amore e di libertà del nuovo Adamo.

“Colui che hanno trafitto”

Guardiamo a Cristo trafitto in croce. È Lui la rivelazione più sconvolgente dell’amore di Dio, un amore in cui eros e agape, lungi dal contrapporsi, si illuminano a vicenda. Sulla croce è Dio stesso che mendica l’amore della sua creatura: Egli ha sete dell’amore di ognuno di noi. L’apostolo Tommaso riconobbe Gesù come “Signore e Dio” quando mise la mano nella ferita del suo costato. Non sorprende che, tra i Santi, molti abbiano trovato nel cuore di Gesù l’espressione più commovente di questo mistero di amore. Si potrebbe addirittura dire che la rivelazione dell’eros di Dio verso l’uomo è, in realtà, l’espressione suprema della sua agape. In verità, solo l’amore in cui si uniscono il dono gratuito di sé e il desiderio appassionato di reciprocità infonde un’ebbrezza che rende leggeri i sacrifici più pesanti. Gesù ha detto: “Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32). La risposta che il Signore ardentemente desidera da noi è innanzitutto che noi accogliamo il suo amore e ci lasciamo attrarre da Lui.

Sangue ed acqua

“Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto”: guardiamo con fiducia al costato trafitto di Gesù, da cui sgorgarono “sangue e acqua” (Gv 19,34). I Padri della Chiesa hanno considerato questi elementi come simboli dei sacramenti del Battesimo e dell’Eucarestia. Con l’acqua del Battesimo, grazie all’azione dello Spirito Santo, si dischiude a noi l’intimità dell’amore trinitario. Il sangue, simbolo dell’amore del Buon Pastore, fluisce in noi specialmente nel mistero eucaristico: “L’Eucaristia ci attira nell’atto oblativo di Gesù. Veniamo coinvolti nella dinamica della sua donazione” (Deus caritas est, 13). Viviamo allora la Quaresima come un tempo eucaristico, nel quale, accogliendo l’amore di Gesù, impariamo a diffonderlo attorno a noi con ogni gesto e parola. Contemplare “Colui che hanno trafitto” ci spingerà in tal modo ad aprire il cuore agli altri riconoscendo le ferite inferte alla dignità dell’essere umano; ci spingerà, in particolare, a combattere ogni forma di disprezzo della vita e di sfruttamento della persona e ad alleviare i drammi della solitudine e dell’abbandono di tante persone. Solo così potremo partecipare pienamente alla gioia della Pasqua.

Le proposte

Preghiera in famiglia con il cartonato con l’iconostasi della Crocifissione di Giuseppe Cordiano (Vai alla guida alla preghiera);
“La parola di Cristo abiti tra voi”: lettura quotidiana della prima parte dei libri storici (in chiesa parrocchiale, la lettura sarà comunitaria dal lunedì al sabato, alle ore 8.30, durante l’Adorazione Eucaristica mattutina);
Raccolta caritativa per le missioni diocesane e per la Terrasanta;
Cammino di catechesi ordinario per tutte le fasce d’età, con ritiri spirituali per alcune classi;
Canti guida del cammino quaresimale: Servire è regnare e Chi ci separerà?;
Da venerdì 20 a domenica 22 febbraio, in Seminario: esercizi spirituali per i giovani della Fraternità;
Giovedì 5 marzo: giornata eucaristica del primo giovedì del mese, con i soliti turni di Adorazione Eucaristica per tutte le fasce d’età;
Giovedì 5 marzo, alle ore 20.30, al Santuario di Basella: catechesi per i giovani della Fraternità;
Martedì 31 marzo, alle ore 20.30, al Santuario di Basella: confessioni per gli adolescenti e i giovani della Fraternità.

La Via Crucis

Venerdì 20-27 febbraio e 6-13-20-27 marzo, alle ore 15.30, in chiesa parrocchiale: Via Crucis per adulti;
Venerdì 20 febbraio, alle ore 20.00, a Lurano: Via Crucis itinerante per adolescenti della Fraternità;
Martedì 24 febbraio e 3-10-17-24 marzo, alle ore 16.30, in chiesa parrocchiale: Via Crucis per bambini e ragazzi delle elementari e delle medie;
Venerdì 3 aprile, alle ore 20.30, dalla chiesa parrocchiale al Parco della Rocca: Via Crucis itinerante del Venerdì Santo, con i gruppi e le associazioni del paese.

Gli esercizi spirituali

Da lunedì 23 a venerdì 27 febbraio, vivremo la settimana di esercizi spirituali parrocchiali. La meditazione alle S. Messe sarà proposta dai sacerdoti del Seminario Vescovile di Bergamo.
In questa settimana, alle S. Messe serali, posticipate di un quarto d’ora rispetto al solito (ore 20.30), sono invitate le famiglie delle varie classi di catechesi:
Lunedì 23 febbraio: 1°-2°-3° elementare;
Mercoledì 25 febbraio: 4°-5° elementare;
Giovedì 26 febbraio: 1°-2° media;
Venerdì 27 febbraio: 3° media e adolescenti.

I quaresimali itineranti

Nella sua lettera pastorale Servire la vita, servire la gioia di vivere, il vescovo Francesco declina cinque note di gioia con cinque verbi (gli stessi che il Consiglio Pastorale Parrocchiale sta affrontando nelle sue sedute): saranno lo spunto per i cinque quaresimali itineranti.
Ciascuna serata prevede una presentazione storico-artistica del luogo, la preghiera e la testimonianza a partire dalla Parola.
Ogni martedì, partenza alle ore 20.00 dalla piazza della chiesa. Per chi non ha mezzi propri, iscrizioni in segreteria dell’oratorio o in sagrestia fino alla domenica precedente l’appuntamento.
Le sere del quaresimale, la S. Messa delle ore 20.15 in chiesa parrocchiale è sospesa, ad eccezione del primo appuntamento: martedì 24 febbraio resta la S. Messa alle ore 20.15.

La Crocifissione di Giuseppe Cordiano

L’opera

Sull’altare maggiore, spogliato di tutto come richiede il clima quaresimale, c’è la grande iconostasi della Crocifissione di Giuseppe Cordiano. Gesù, nel sonno della morte, non ha la corona di spine. Solo una spatolata d’oro evidenzia il suo volto che poggia su un libro perché “il mio cibo è fare la volontà del Padre” (Gv 4,34). Ma se fosse una pietra? “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo” (Lc 9,58).
I piedi, invece, poggiano su una tavola (o un libro, o un pietra) sotto la quale si intravede un teschio: è il cranio di Adamo, e molto spesso lo troviamo nelle crocifissioni dipinte o scolpite.
Golgota in aramaico significa infatti luogo del teschio, indicando sia la forma tondeggiante della collina, che ricorda appunto quella di un cranio, sia il luogo di sepoltura di Adamo che la tradizione ci consegna. Inoltre, secondo la Legenda aurea di Jacopo da Varagine, dalla bocca del teschio di Adamo sarebbe nato l’albero il cui legno sarebbe stato utilizzato per la croce di Gesù.
Sant’Agostino, commentando il Salmo 95, scrive: “L’avete udito dal Vangelo. Quando egli verrà, radunerà i suoi eletti dai quattro venti. Dai quattro venti raduna tutti gli eletti, quindi da tutto il mondo”. Tanto è vero che lo stesso nome Adamo, scritto in greco, raffigura l’universo. Esso infatti consta di quattro lettere (Adam) che, in greco, sono le iniziali delle quattro parti del mondo, dei quattro punti cardinali: Ἀνατολή (Oriente), Δύσις (Occidente), Ἄρκτος (Settentrione) e Μεσημβρία (Mezzogiorno).
Ecco Adam: quell’Adamo che si sparse in tutto il mondo. Visse, è vero, in un solo luogo. Ma cadde e, quasi ridotto in frantumi, riempì tutto il mondo. Intervenne allora la misericordia di Dio che da tutte le parti raccolse i frammenti, li fuse al fuoco della carità, e ciò che era frantumato tornò ad essere uno. Sono cose che sa fare solamente un artefice come Lui. Nessuno disperi! Sono cose grosse, è vero; ma pensate chi è che le compie. Colui che restaura è l’autore stesso dell’opera, colui che la ritocca ne fu il creatore.
Da una parte e dall’altra della croce, uniti anche concretamente nella stessa tavola, abbiamo Maria e Giovanni, donati l’uno all’altra. Il tradizionale rosso della tunica di Maria lascia qui il posto al verde: quel germoglio nato nel suo grembo è lì, appeso al legno, ma “se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?” (Lc 23,31).
Giovanni, l’apostolo e l’evangelista del Verbo che si fa carne, tiene in una mano il libro e con l’altra, volutamente molto grande, indica il suo Signore, ma con lo sguardo verso di noi, come per attirarci ai piedi della croce. Appollaiata ai suoi piedi, l’aquila, il simbolo che identifica il discepolo amato.
Ed è così che al centro dell’opera, insieme a Cristo, ci sono le mani di Maria e di Giovanni. Mani molto grandi, mani che accolgono, mani che indicano, mani che donano.
Le donne accanto a Maria, in estrema sinistra, raccolgono nella tristezza la bellezza dell’esperienza vissuta con Gesù, vibrando come fiamme mosse dallo Spirito.
Dalla parte opposta, il centurione, con il suo gesto quasi imperativo, invita tutti a fissare lo sguardo su Gesù. Lui l’ha fatto, e proprio vedendo come era morto, giunse alla fede: “Davvero costui era Figlio di Dio” (Mt 27,54).
Dietro la grande icona, quasi come un gioco non voluto, si intravede il tempio. I Vangeli ci ricordano che nel momento della morte di Gesù, il velo del tempio si squarciò in due. Nulla ormai potrà più tenerci separati dall’amore di Cristo. Nulla ci impedirà di conoscere il Padre e quanto ci voglia bene. Fermati e contempla! Troverai ristoro per la tua anima e forza per il tuo agire.

L’artista

Giuseppe Cordiano nasce a Cantù (Como) nel 1957, dove si diploma al locale Istituto Statale d’Arte. Compie poi studi biblici presso la Scuola della Fede di Friburgo (Svizzera).
Si accosta inoltre all’arte dell’icona, apprendendo i primi rudimenti presso Schwestern von Grandchamp di Gelterkinden (Svizzera), tecnica poi approfondita nel Monastero di Eygalieres (Francia) e alla Scuola Iconografica di Seriate (Bergamo).
Ritornato a Cantù, si dedica professionalmente alla pittura di soggetto sacro, reinterpretandola con la propria personalità e allontanandosi sempre di più, almeno formalmente, dalle icone tradizionali che lo avevano inizialmente attratto e ispirato. Oggi lavora a Cantù, in via degli Arconi, 41.