Il Sacramento della prima Comunione
Ci sono momenti della vita in cui il Cielo si fa più vicino, in cui abbiamo l’opportunità di sperimentare che il Signore si fa prossimo e continua ad incarnarsi per noi. Un pezzo di pane ed una goccia di vino sono, con la preghiera di consacrazione, il Corpo ed il Sangue di Gesù: Lui ci vuole tanto bene da farsi mangiare, da diventare un tutt’uno con noi che, proprio per Suo amore, possiamo aspirare a quel cielo ch’è gioia e pace infinita.
All’inizio della sua omelia per la celebrazione delle prime Comunioni, don Giuseppe ha tracciato un arco nella sabbia posta attorno ad una vasca a forma di pesce colma d’acqua, in cui s’intravedevano piccoli pesci rossi. È questo l’arco che unisce Cielo e terra, è questo l’arco che traccia un abbraccio come quello che da mesi campeggia sul nostro altare. È l’abbraccio di un Dio che è amore, e che i primi cristiani, quando ancora erano perseguitati, rappresentavano con il simbolo del pesce: l’Ichthỳs, in cui le lettere greche che compongono la parola formano l’acrostico Gesù Cristo, figlio di Dio, Salvatore.
Ecco allora che ritornano i temi del pesce e dell’acqua, che hanno contraddistinto anche il ritiro vissuto dalle famiglie al santuario della Basella di Urgnano, tradizionale occasione per approfondire un tema, quello dell’Eucarestia, che sta al cuore dell’esperienza cristiana. Con la guida di don Giuseppe, che quest’anno ha seguito in modo particolare il cammino dei comunicandi, ci siamo addentrati in un percorso la cui conquista finale è stata riconoscere che Gesù è per noi come l’acqua, poiché ci dona la vita.
È con questi sentimenti nel cuore, misti ad un bel po’ di gioia ed agitazione, che ci siamo ritrovati in oratorio la mattina di domenica 28 aprile, dove le vesti bianche dei bambini rilucevano incastonate tra le figure eleganti dei genitori, e la croce al collo dei piccoli raccontava il compimento di un cammino iniziato già l’anno prima, col sacramento della Riconciliazione.
Il corteo festoso, impreziosito dal suono del Corpo Bandistico di Verdello; il transito in via Rocca e l’arrivo in piazza Agliardi, dove tante persone hanno applaudito il passaggio dei comunicandi; l’ingresso in una chiesa diversa dal solito, curata nei particolari da don Giuseppe e dai catechisti, in cui la disposizione ad abbraccio sembrava specchiarsi nel grande Cristo dell’abbraccio posto sull’altare. Poi, l’inizio della celebrazione eucaristica: i canti, l’atto penitenziale, le letture, il Vangelo, l’omelia, l’offertorio…ed eccoci al momento centrale: con il canto del Santo il Cielo si fa prossimo. Siamo in una chiesa bellissima, ma che riflette la grandiosità della Chiesa celeste che ora celebra con noi. Il pane è Corpo, il vino è Sangue. Così, uno ad uno, i comunicandi sono saliti all’altare e hanno ricevuto per la prima volta l’Eucarestia.
Dopo la preghiera ed il canto di ringraziamento, la benedizione di don Giuseppe ha concluso la celebrazione, e ha dato avvio ad una storia: quella che ciascun comunicato vivrà d’ora in avanti con l’Eucarestia. Solo frequentando il Signore Gli si rimane affezionati.
Così, dopo il felice trambusto della festa che fa tradizionalmente seguito alla celebrazione, tre giorni dopo ci siamo ritrovati alla chiesetta del Campino, con gran parte dei comunicati e delle loro famiglie, per la celebrazione della seconda Comunione. È stata l’occasione per rendere grazie al Signore per la grande giornata della domenica precedente, ricevendo nuovamente l’Eucarestia.
Ringraziando i bambini, le bambine e le famiglie, auguriamo a tutti di crescere nell’amicizia con Gesù.
I catechisti del 3° anno




