Le celebrazioni del Tempo di Natale
La barca e la porta: i due segni che hanno contraddistinto il Tempo di Avvento e di Natale nella nostra comunità. A unire queste realtà apparentemente così distanti, il Giubileo 2025: la barca nel logo, le Porte spalancate dal Papa per inaugurare l’Anno Santo. Anche nella nostra chiesa, una barca, che ospitava la natività, e una porta, il cui profilo dorato incorniciava la mensa eucaristica. La porta è diventata il porto: come se la meta di ogni navigazione, non fosse altro che la presenza viva di Cristo.
“Il Signore ama le porte di Sion più di tutte le dimore di Giacobbe” (Sal 87): quale immagine più adatta della porta per caratterizzare la seconda edizione del presepe vivente colognese, nella Notte di Natale 2024, proprio mentre papa Francesco apriva la Porta Santa della Basilica di San Pietro? Gerusalemme è costellata di porte: si entra nella città passando attraverso otto porte, ciascuna delle quali reca un nome del tutto particolare e custodisce una storia unica. Forse perché non entriamo nella vita tutti allo stesso modo: non a causa di un imprevedibile destino, ma per le scelte compiute. Ma anche il nostro paese di Cologno è caratterizzato dagli iconici portoni, presso i quali si sono radunati i quasi cento figuranti del presepe vivente, abbigliati con splendidi abiti e accessori. Alle ore 20.30, dopo aver recitato il Salmo 130 (“Quale gioia, quando mi dissero: «Andremo alla casa del Signore!»”), i quattro cortei si sono snodati per le vie del centro, fino a raggiungere l’imbocco di piazza Agliardi, al centro della quale ardeva il falò. Mentre la porta della chiesa veniva illuminata di otto colori diversi, gli otto gruppi di personaggi facevano la loro apparizione di fronte al folto pubblico. Al termine, il portone veniva finalmente spalancato, permettendo l’uscita della Sacra Famiglia, accompagnata da otto fanciulle danzanti vestite di bianco. Poi, l’ingresso in chiesa dei figuranti attraverso le otto porte di Hierusalem, che venivano man mano annunciate, accompagnato dal canto Aprite le porte a Cristo, che ha caratterizzato il cammino d’Avvento: dalla Porta di Sion, Abramo e Sara, Mosè con gli ebrei, re Davide con le guardie; dalla Porta Nuova, i profeti; dalla Porta di Giaffa, i mercanti; dalla Porta di Erode, quest’ultimo con la moglie e la corte; dalla Porta del Letame, i pastori; dalla Porta di Santo Stefano, i Santi patroni della nostra comunità; dalla Porta di Damasco, i Magi con i paggetti; dalla Porta d’Oro, riservata al Messia, la Sacra Famiglia.
La Celebrazione Eucaristica ha visto la nostra chiesa gremita in ogni posto. Durante il canto del Gloria, veniva scoperto il Bambino sospeso al centro dell’arco dorato del presbiterio, al di sopra della mensa, mentre il parroco portava solennemente un’altra statua di Gesù al presepe collocato sulla barca. Nella sua omelia, don Giuseppe ha suggerito come il logo del Giubileo ci inviti a guardare alla nostra esistenza proprio come ad una navigazione. Già Platone, nel Fedone, individuava una duplice modalità di attraversare il mare in barca: con le vele, quando il vento soffia; oppure con i remi, in assenza di vento. Anche nella nostra vita, navighiamo con le vele quando siamo sospinti dal sentimento, dall’istinto, dal desiderio; navighiamo con i remi quando troviamo la forza di volontà di affrontare le tempeste. Ma Sant’Agostino ha proposto un terzo tipo di navigazione: aggrappato con fede al legno della croce, l’uomo può navigare incolume nel mare della vita, fino a giungere alla meta eterna. Il legno della barca ci ricorda che il Bambino si è presentato in una mangiatoia, che altro non è se non una culla di legno: quel legno che Gesù imparerà a lavorare con il padre Giuseppe, quel legno al quale sarà inchiodato per la nostra salvezza. Al termine della Santa Messa, ad ogni famiglia è stato donato un biscotto a forma di barca. Ma anche la comunità ha voluto omaggiare i tre sacerdoti con un semplice regalo: un soprammobile da utilizzare come portapenne e portachiavi, che ricorda uno scoglio sul quale è incagliata un’ancora.
Le feste liturgiche di Santo Stefano (26 dicembre) e della Santa Famiglia di Nazareth (29 dicembre, prima domenica dopo Natale), ci hanno condotto alla solennità di Maria Santissima Madre di Dio, 58° Giornata Mondiale della Pace. La solenne celebrazione prefestiva del 31 dicembre, alle ore 18.30, è stata l’ultima Eucarestia dell’anno solare 2024. Il parroco ha proposto altre suggestioni a partire dal tema della barca: barcamenarsi è quando non si sa bene cosa fare, quando si tira a campare, quando non si hanno orizzonti; barcollare è quando non ci si regge in piedi dopo aver alzato troppo il gomito. Ma per combattere l’ubriacatura della società odierna, in cui ciascuno crede di poter bastare a se stesso e di essere al centro del mondo, è necessario imbarcarsi con il Dio fatto uomo. Al termine della Santa Messa, il tradizionale momento di Adorazione Eucaristica, ringraziando il Signore per l’anno trascorso, chiedendo perdono di ogni mancanza e invocando sostegno per il nuovo anno. Dopo il canto dell’antico inno del Te Deum, don Giuseppe ha impartito la benedizione con il Santissimo Sacramento.
L’impegno dei tre figuranti che al presepe vivente della Notte di Natale avevano interpretato i Magi, si è rinnovato in occasione della solennità dell’Epifania del Signore (6 gennaio). Alla Santa Messa delle ore 9.45, durante la proclamazione del Vangelo, hanno presentato i loro doni al Bambino: l’oro ad indicarne la regalità, l’incenso per venerarne la divinità, la mirra per riconoscerne la natura umana. “Alza gli occhi intorno e guarda”, recitava il profeta Isaia nella Prima Lettura: i Magi, sollevando lo sguardo, si sono messi in cammino seguendo la stella. La tradizione vuole che siano partiti da tre luoghi lontani, per poi incontrarsi poco prima di giungere a Betlemme: è la ricerca della Verità che porta gli uomini ad incontrarsi. I magi chiedono ad Erode del “Re dei Giudei”: all’interno dei Vangeli, questa espressione si ritroverà solamente nel racconto della Passione, quando Pilato ordinerà di scrivere il cartiglio da porre in cima alla croce. Ma i Giudei nemmeno si sono accorti che il loro Re è nato: oggi, noi cristiani, ci accorgiamo di Cristo, oppure abbiamo paura ad accoglierlo? Don Giuseppe ha concluso la sua omelia ricordando quell’usanza tipica del suo paese natale, come di tanti altri paesi della bergamasca, per la quale i negozianti offrivano ai clienti abituali un regalo di Natale affettuosamente chiamato ol bambì: è interessante notare come il dono sia immediatamente associato all’immagine di quel Bambino che si dona a noi.
Il Tempo liturgico di Natale è terminato con la festa del Battesimo di Gesù, che abbiamo celebrato la prima domenica dopo l’Epifania. Il Battesimo di conversione praticato da Giovanni il Battista è ben diverso dal Battesimo istituito da Gesù, che ancora oggi i nostri bambini ricevono. Tuttavia, come il Padre si è compiaciuto del proprio Figlio immerso nelle acque del Giordano, così il Sacramento del Battesimo ci ricorda il nostro legame di figliolanza con Dio. Ecco perché, durante tutte le celebrazioni del 12 gennaio, il rito dell’aspersione con l’acqua benedetta ci ha permesso di fare memoria del nostro Battesimo. E durante la Santa Messa delle ore 11.00, le piccole Sofia e Virginia Teresa Chiara hanno ricevuto il primo Sacramento della loro vita cristiana. Anche a loro auguriamo di imbarcarsi con Gesù, verso quella porta che non delude.
Andrea Fadigati
Vivere il presepe
“Mi hanno messo a fare la bella statuina del presepe”: così recita un detto popolare, che sta a significare la poca gratificazione che si prova quando ci si ritrova in una situazione senza far nulla, solo come una comparsa. Insomma, come a dire che “Basta la presenza!”. Ma non credo proprio che questo sia stato il pensiero di San Francesco quando, nel lontano 1223, a Greccio, diede vita al primo presepe vivente della storia, anzi… L’idea di San Francesco era quella di ricreare la situazione di vita della nascita di Gesù, perché le nostre stesse vite non fossero lontane da ciò. Il presepe non è solo una tradizione, ma è specchio della vita, è quel calore da cui trarre accoglienza, consiglio, appoggio, luce. Ogni statuina, ogni personaggio racconta qualcosa di noi a noi!
Ho potuto verificare e approfondire questo mio pensiero ascoltando con attenzione alcuni amici del gruppo cammino che hanno partecipato alla bella esperienza del presepe vivente messo in scena nella nostra parrocchia la Notte di Natale per il secondo anno consecutivo. Un loro portavoce mi ha confidato che, dopo la significativa esperienza dello scorso Natale, erano preoccupati perché quest’anno sembrava che nulla si stesse muovendo. Ma, poco dopo, ecco la chiamata del parroco.
Alla domanda “Come si è svolto il presepe vivente?”, mi sono sentita snocciolare il racconto di una notte intensa di significato e calda di emozione: mi sembrava di esserci stata veramente. Ho toccato con mano l’attesa trepidante dei personaggi, radunati ai nostri quattro portoni. Mi sembrava di vedere Abramo, Sara, Mosè e il popolo; di camminare con loro verso la nostra piazza. È come se avessi assistito in prima persona allo spettacolo. Pur non essendoci stata, ho visto i colori delle otto porte di Gerusalemme, ognuna delle quali accoglieva i vari personaggi. Il racconto si è rivelato così intenso che mi è venuta spontanea la domanda: “Cosa hai provato? Come si è rivelata questa esperienza per voi tutti del gruppo?”. E la risposta ha dato ulteriore spessore al mio pensiero, alla mia concezione del presepe: “L’emozione la faceva da protagonista. Eravamo tutti lì con il cuore, proprio come se quello che stava accadendo fosse veramente parte di noi, della nostra vita. Abbiamo sentito il Natale in un modo più vero. Non rappresentavamo solamente alcuni personaggi, ma eravamo anche noi stessi, con le nostre vite”. E ancora: “Tanta emozione, tanta speranza di vita! Certo, non è che senza il presepe vivente non si possa vivere il Natale, ma la differenza sta nel fatto che se lo si sperimenta in prima persona, si capisce la vera essenza del Natale”. Al racconto di queste emozioni non ho potuto fare a meno di pensare a San Francesco, il cui intento era proprio quello da aiutare ciascuno ad entrare nel mistero del Natale.
Dopo aver ascoltato il mio amico del gruppo cammino, ho sentito la forte curiosità di sapere come la coppia di genitori che, assieme al loro bambino, rappresentava la Sacra Famiglia, avesse vissuto questa particolare esperienza. Si tratta di una giovane famiglia che frequentava la parrocchia non in modo troppo intenso. Una famiglia che viveva la propria quotidianità, ma che in questa occasione ha fatto grandi scoperte.
“È stata un’esperienza importante per noi, perché ci siamo sentiti parte di una comunità. Abbiamo percepito l’accoglienza e la voglia di aiutarci nel momento del bisogno (facevano tutti a gara per darci una mano con il bambino). Eravamo certamente un po’ agitati perché temevamo di sbagliare qualcosa, ma ci siamo anche divertiti. Abbiamo sentito di vivere il Natale dal suo interno. Non potremo mai dimenticare la grande emozione di vedere il nostro figlioletto sollevato da don Giuseppe sull’altare, al momento della benedizione finale. Non sappiamo spiegare bene il perché, ma ci siamo sentiti uniti come famiglia: da allora è come se fossimo più armoniosi, più leggeri, come se le difficoltà della vita potessero essere superate con maggiore facilità. Questa esperienza ci ha avvicinato alla Chiesa e alla preghiera”. È proprio vero che il Signore sceglie sempre molteplici vie e svariati modi per dirci che Lui c’è sempre, e che mai si stancherà di aspettarci.
Ma per gustare dal profondo la gioia del Natale, era sufficiente entrare nella nostra chiesa parrocchiale, dove era allestito un presepe del tutto particolare, di stupenda intensità, che è stato visitato da centinaia di persone, colognesi e non, sia dal vivo che online. Dal logo del Giubileo è stata tratta l’idea di porre la natività su una barca, il cui albero maestro è una croce che si allunga fino ad assumere la forma di un’ancora, poiché Cristo è l’ancora a cui aggrappare la nostra Speranza. Ecco l’essenza della vita rappresentata dal presepe: l’esperienza di ognuno, viaggiatori, pellegrini, tutti sulla stessa barca, guidati dalla Speranza che Lui ci ha donato e che vogliamo avere la forza di realizzare. La vera Speranza non è altro che uno sguardo diverso su tutto ciò che ci accade: uno sguardo che, tra tutto il buio, si rivela capace di vedere la luce. E non è forse questo il vivere pienamente il presepe, senza limitarci a collocare per benino tutte le statuine?
Non mi resta che ringraziare tutte le persone che, anche in questo Tempo di Avvento e Natale, hanno collaborato affinché nella nostra comunità si potessero sperimentare esperienze di fede significative: non dobbiamo dimenticarci che anche le buone tradizioni sanno alimentare la fede di ognuno. Grazie al nostro parroco, fermento attivo di idee stupende, e grazie a tutti coloro – singoli, famiglie, gruppi, associazioni – che con impegno e dedizione ne hanno curato la realizzazione.
Rossella Poliani





